Non poteva esserci periodo migliore per l’uscita di una canzone dal titolo “Roma piange”. Il sole cede il posto alle nuvole, le giornate si accorciano, il cielo diventa plumbeo con sempre più facilità: Roma piange con la sua ottobrata e si tinge di quella malinconia che solo l’autunno sa portare con sé, restando sospesa in una stasi che accompagna al freddo dell’inverno. Un’atmosfera perfetta per accogliere le immagini che Maverick ci consegna nel suo nuovo brano, disponibile su tutte le piattaforme dallo scorso venerdì 26 settembre.
“Passavo le mia dita lungo le tue gambe
Non serve averti accanto se tu sei distante
Facevi l’indecisa il mondo non ti tange
E resti lì impietrita mentre Roma piange
Mentre Roma piange per te
Mentre Roma piange
Piange per te”
Fin dalla prima strofa emerge con forza la sensazione più dolorosa: l’indifferenza. È un graffio, un grido, un arpionarsi disperato a qualcosa che lentamente sta scivolando via. Forse non c’è sentimento peggiore del non riuscire a trovare conforto in chi si ama, mentre quell’amore si dissolve senza rumore.
Impietrita, indifferente, quasi insolente: l’immagine della persona amata è scolpita nella distanza, e intorno i due amanti si ritrovano separati mentre Roma versa le sue lacrime. Ascoltando “Roma piange” diventa quasi impossibile non lasciarsi attraversare da quelle emozioni, che scorrono insieme alle note e si attorcigliano dentro le orecchie fino a stringere il cuore.
“E ti parlavo di ciò che sentivo io
Che solo con te ero ad un metro da Dio
E ci ho provato pure a dirti quell’addio
Ora solo un ricordo perso nell’oblio.”
Qui il brano si fa più intenso: un sound puramente rock, potente e pressante, arrabbiato quanto rammaricato. È il dolore che si mescola a una sorta di masochistico piacere nel ripercorrere ricordi incisi dentro, come un animale intrappolato in una gabbia di vetro. Un cristallo freddo che diventa fortezza di solitudine, in cui la voce di Maverick risuona con prepotenza.
“Sei gelida
Come il vento del Canada
Ho dato a chi non merita
Però non si dimentica
Mi hai messo ko
Con un tuo solo boh
E mi hai rubato il cuore ora quanti ne spaccherò?”
Il cambio di ritmo restituisce tutta la frenesia del desiderio, trasformando la musica nel battito spezzato di un cuore in tempesta. Ritorna, metaforicamente, l’immagine di quella barriera intorno ai sentimenti, costruita sul trauma di un’illusione distrutta e riversata sulle “nuove vittime” di questo dolore. Perché, in fondo, è così che il male agisce: si proietta dal passato al presente fino ad attanagliare il futuro.
Con questo brano Maverick segna la sua cifra stilistica: incanala la rabbia e i sentimenti all’interno della sua prosa, trasformandoli in musica. Li rende carne viva, emozione condivisibile, ponte tra sé e l’ascoltatore. In “Roma piange” c’è passione, pressione, amore e malinconia: tutto si mescola in un’unica e potente melodia che ha quasi il potere di una preghiera.

