E se lo Stato decidesse che è vietato per i single avere rapporti al di fuori del matrimonio?
Questa è la premessa provocatoria che dà vita a One Night Only, una commedia che mescola satira, distopia e sentimenti. La regola è ferrea: dodici ore all’anno in cui potersi concedere tutti i desideri sessuali bloccati per i restanti trecentosessantaquattro giorni da un decreto governativo. Il controllo è totale, affidato a scansioni biometriche tramite un tatuaggio per smascherare chiunque trasgredisca la legge.
L’incontro che dà il via alla notte
Nel cuore di una New York un po’ romanzata, la storia prende vita quando due sconosciuti si scontrano proprio durante l’unica notte in cui alle persone single è permesso fare sesso. Owen, lasciato di recente, e la speranzosa romantica Allie si rivelano ben presto gli unici due single in città in cerca di qualcosa di più di un semplice incontro veloce. Tra i due scatta immediatamente una forte scintilla, ma una lunga serie di passi falsi e rocambolesche missioni secondarie finirà per complicare irrimediabilmente la loro maratona notturna.
Firmato da Will Gluck, il regista e sceneggiatore di successi come Anyone But You e Friends with Benefits, il film si presenta come una commedia romantica originale, fresca, divertente e sfrontata sulla ricerca dell’amore nella notte meno romantica dell’anno.
Fuga dalla regola: sfogo o ricerca del vero amore?
Di fronte a un lasciapassare così ristretto, gli individui si trovano a percorrere due strade opposte, dividendosi tra chi sceglie di sfogare l’istinto represso in una notte di pura trasgressione e chi decide di sfruttare l’occasione per cercare un legame profondo.
Ma transire dal sesso all’amore non è affatto lineare. La nostra protagonista punta dritta al secondo obiettivo, trasformando la sua “unica notte all’anno” in una caccia spietata e tragicomica al proprio principe azzurro.
Etica, politica e differenze di genere: il sottotesto del film
Sotto la superficie brillante e frenetica della commedia, la pellicola si muove su linee etiche sottilissime, dividendosi con intelligenza tra due piani di lettura profondamente interconnessi.
Da un lato troviamo la dimensione politica e istituzionale, che sfiora toni quasi conservatori nel suo postulato distopico: un’imposizione statale rigorosa che mira a normare, calendarizzare e sorvegliare i rapporti prematrimoniali. Questo aspetto solleva interrogativi pungenti sul controllo sociale e sulla mercificazione o istituzionalizzazione del desiderio, trasformando un impulso umano fondamentale in una concessione temporanea elargita dall’alto.
Dall’altro lato si sviluppa il piano intimo e personale, focalizzato sul disperato tentativo di ricucire la frattura tra la componente fisica e quella sentimentale. Qui il film intercetta una dinamica sociale e antropologica ben radicata, mettendo in luce la tradizionale scissione con cui uomini e donne vivono storicamente il rapporto tra sesso e amore.
Nella distinzione archetipica che vede spesso l’universo maschile più incline alla separazione dei piani e quello femminile alla ricerca di un legame totalizzante, l’opera trova la sua chiave di volta. Portando questa dicotomia all’estremo attraverso il paradosso delle dodici ore concesse, il racconto riesce ad analizzare le contraddizioni dei sentimenti contemporanei senza prendersi mai troppo sul serio, alternando momenti di acuta riflessione a una salutare e irriverente ilarità.
Una commedia romantica intrigante e intelligente
Ciò che rende il film una visione davvero riuscita è la sua natura di commedia romantica intrigante e intelligente, capace di giocare con i concetti di amore e sesso portando lo spettatore a un livello di esasperazione delizioso. Le dodici ore notturne dei personaggi si trasformano in un vissuto di pieno e continuo stato di frustrazione.
Tutta la trama si muove su questo costante livello di stasi che riesce perfettamente a sfruttare i canoni della rom-com. Dalle dinamiche in stile sliding doors ai colpi di scena più ovvi, è quasi come se non arrivasse mai davvero né un secondo né un terzo atto, se non verso la fine del film.
Comprimendo i classici schemi del genere, è come se la storia non partisse sul serio fino a quando non si arriva al definitivo punto di svolta. Un brillante parallelismo strutturale con la frustrazione che lo Stato impone ai protagonisti per trecentosessantaquattro giorni all’anno.
“One Night Only” è al cinema dal 5 agosto, distribuita da Universal Pictures.

