Senza Cri

Senza Cri arriva a Sanremo Giovani come si arriva alle cose importanti: senza rumore superfluo, ma con quella tensione elettrica che precede gli inizi autentici. È tra i 24 semifinalisti con “Spiagge”, un inedito che porta dentro l’odore del vento salato e le frasi che nessuno ha mai il coraggio di dire a voce piena.
La sua presenza nel roster non è un colpo di fortuna ma l’esito naturale di un percorso che ha sempre cercato una lingua personale. Un urban pop che sfiora l’elettronica, parole che scavano invece di galleggiare, una libertà che non chiede permesso.

Qui trovi l’intervista video.

Dopo le audizioni romane davanti alla Commissione guidata da Carlo Conti, l’artista entra in una nuova fase del suo viaggio, portando con sé un’idea di autenticità rara: quella che non si annuncia, ma che si riconosce al primo ascolto.

Come ti senti ad affrontare la sfida di Sanremo Giovani? Con che emozione la stai vivendo?

«La sto affrontando con molta serenità. Vado con la convinzione di portare chi sono. Ho sicuramente paura — è normale — ma ho anche tanta voglia di gestire questa paura ed essere una persona reale, che è ciò che cerco di essere sempre. Porto verità, porto me stesso, cerco la serenità e di navigare queste acque con stabilità».

Il tuo singolo “Spiagge” è un viaggio tra ricordi e nostalgia. Da dove nasce l’idea di usare le spiagge come simbolo d’amore e ritorno alle origini?

«Nasce dal fatto che non vado al mare da tanto tempo, anche se sono nato al mare. Ogni volta il mare mi ha perso e mi ha ripreso, proprio come fa l’amore. Le spiagge sono un luogo dove tutti trovano un momento di relax. Esistono tanti tipi di spiagge, ma il mare sotto scorre sempre, e ti permette di vivere quel momento in positivo: così ho imparato a guardare l’amore, che per me è sempre stato difficile.
Ho paura di amare perché quando amo do tutto, e questo mi spaventa. Invece ho trovato qualcuno che mi permette di fidarmi e affidarmi, e questo ha cambiato la mia prospettiva: qualunque cosa accada, l’amore richiama e ritorna, come il mare.
Amo questa canzone perché è naturale, sincera e dedicabile a chiunque, anche a sé stessi».

Alcune strofe sembrano evocare un viaggio alla Ulisse contemporaneo. Quanto ti aiutano queste immagini concrete a raccontare emozioni universali?

«Scrivo per immagini. Le “lentiggini dorate” sono proprio quelle che vedo sul viso di quella persona, i capelli al vento sono i suoi: tutto nasce dalla mia vita, ma diventa universale perché alla fine quelle immagini appartengono un po’ a tutti.
Mi sento molto affine all’idea di Ulisse, perché ho sempre avuto una curiosità esagerata nel raccontare l’amore, usando ciò che per me era più semplice. Anche la frase “Dimmi amore, amore mio” è nata pensando a quanto sia bello sentirsi chiamare così: due parole che riempiono il cuore».

Quanto la musica ti aiuta a elaborare le tue emozioni?

«Mi aiuta tantissimo, sia la mia che quella degli altri. La musica è un cuscino su cui sdraiarsi ogni volta che serve, e ogni volta lo si fa in modo diverso.
Riconosco di avere difficoltà a parlare delle mie emozioni: spesso mi chiudo nel silenzio o piango senza riuscire a spiegarmi. Ho paura di pesare sugli altri, anche se nessuno me lo fa pesare davvero.
La musica invece non mi fa sentire un peso: a lei posso dire tutto, senza chiedere scusa. È un lavoro di squadra tra me e lei. Mi fa sentire leggero».

Consideri l’esperienza di Sanremo Giovani un turning point nel tuo percorso artistico o continuerai a sperimentare?

«Continuerò a sperimentare sempre. Per me la sperimentazione è confronto, e senza confronto non c’è crescita. Ogni canzone che scrivo è una sfaccettatura diversa di me.
Seguirò la corrente, come in “Spiagge”, ma con coerenza: il mio sogno è che, quando parte un brano, si riconosca subito che è il mio. La riconoscibilità è fondamentale per ritagliarsi uno spazio».

Quando hai capito che “Spiagge” era il brano giusto per Sanremo Giovani?

«Nel momento stesso in cui l’ho scritto. Ero in treno verso Napoli e ho scritto la canzone di getto, velocissima e sincerissima. Ho mandato una foto al mio canale broadcast dicendo che avevo scritto qualcosa di incredibile. Quando una cosa è reale e sincera, per me è già l’80% del lavoro: puoi scavare e trovi sempre qualcosa sul fondo.
Quando è arrivata la possibilità di Sanremo Giovani, l’ho proposta subito. Avevo tanti brani, ma “Spiagge” comunicava una verità che mi mancava all’interno di ciò che avevo già mostrato. Rivelava una parte di me più dolce che tendo a nascondere».

Un film o una serie TV che assoceresti a “Spiagge”?

«Non associo un titolo preciso; non ci avevo mai pensato. Forse direi il film o la serie preferita di chiunque, perché “Spiagge” evoca amore e passione, come una storia che senti tua anche se non l’hai vissuta».

Scaramanzia a parte: se dovessi arrivare sul palco dell’Ariston, a chi dedicheresti la tua finale?

«Sicuramente la persona a cui il brano è dedicato. Ma lo dedicherei anche a me stesso, perché ho lavorato tanto per aprirmi e avere il coraggio di essere chi sono. E lo dedicherei a mia madre, che amo profondamente: l’amore primordiale. E alla mia famiglia».

Con “Spiagge”, Senza Cri non cerca un passaggio di rito: cerca un modo di esistere nella musica con una sincerità sempre più nitida, in un equilibrio morbido tra forza e vulnerabilità. La partecipazione a Sanremo Giovani diventa allora un tassello naturale, non un traguardo solitario ma un passo condiviso con chi, negli anni, si è ritrovato nelle sue parole e nella sua identità plurale.

Che il viaggio continui verso la finalissima o si fermi a un respiro prima, ciò che resta è l’immaginario che l’artista sta costruendo: un linguaggio sonoro in movimento, un racconto emotivo che cresce a ogni uscita — dall’energia di “ANNO DEL DRAGO” alla dolcezza inattesa di “Spiagge”.
Senza Cri si affaccia a questo nuovo capitolo con la stessa autenticità che attraversa tutta la sua storia: un invito a essere sé stessi, a fidarsi della propria voce e, quando serve, a lasciarsi riportare a riva da un’onda che conosce già la strada.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *