La corsa verso Sanremo Giovani 2025 entra nella fase più tesa e rivelatrice. Dopo quattro puntate di selezioni, sfide dirette e verdetti in bilico, il cast della semifinale si è finalmente definito: saranno undici gli artisti che il 9 dicembre proveranno a conquistare l’accesso alla finalissima del 14 dicembre, da cui emergeranno le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2026.
Un numero insolito — inizialmente si prevedeva una rosa da dodici — ridotto a seguito del ritiro di Soap, una delle candidate iniziali, senza alcun ripescaggio previsto dall’organizzazione. Il risultato è un gruppo compatto, vario, attraversato da identità musicali precise e approcci generazionali molto distinti. Dall’indie emozionale alla scrittura urban, passando per pop d’autore, sperimentazioni elettroniche e ballate intime: la semifinale di quest’anno è un affresco chiaro di come la scena emergente italiana stia dialogando con la musica mainstream senza perdere autenticità.
Angelica Bove – “Mattone”
Una voce in equilibrio tra fragilità e forza, una scrittura diretta e una presenza scenica già matura: Angelica Bove arriva in semifinale con un brano che parla di peso emotivo e ricostruzione, un titolo-metafora che fa intuire la volontà di costruire, pezzo dopo pezzo, una nuova identità.
Antonia – “Luoghi perduti”
Antonia porta un cantautorato che guarda dritto agli spazi interiori: luoghi che si svuotano, si trasformano e a volte scompaiono. Un brano struggente, costruito con eleganza, che mette al centro una vocalità dolce ma penetrante.
Caro Wow – “Cupido”
Colori pop, ironia, ritmo e una scrittura leggera solo in apparenza: Caro Wow firma uno dei pezzi più immediati della lineup, perfettamente calibrato sulla sua estetica fresca e digitale. “Cupido” funziona come manifesto di una generazione che vive sentimenti veloci ma intensi.
Cmqmartina – “Radio Erotika”
Tra synth saturi, melodia sinuosa e un approccio più adulto rispetto ai suoi esordi, Cmqmartina torna con un brano che mette insieme elettronica delicata e un immaginario sensuale, quasi cinematografico. Una delle identità artistiche più riconoscibili del gruppo.
La Messa – “Maria”
“La Messa” lavora su simbolismi, immagini potenti e una vocalità teatrale, trasformando “Maria” in un racconto spirituale e carnale allo stesso tempo. Il suo stile, molto lontano dal pop canonico del contest, rappresenta una delle proposte più coraggiose.
Nicolò Filippucci – “Laguna”
Atmosfere sospese, un timbro profondo e un immaginario quasi fotografico: “Laguna” è un brano che scorre come un viaggio intimo, costruito su dettagli e sussurri. Filippucci porta un pop raffinato, che punta tutto sulla delicatezza.
Petit – “Un bel casino”
Tra i nomi già conosciuti dal pubblico generalista, Petit arriva con una traccia che mischia urban e cantautorato, confermando la sua capacità di raccontare turbamenti e desideri con naturalezza. Una proposta immediata, forte di una fanbase già solida.
Principe – “Mon amour”
Principe porta in gara una ballata moderna che gioca con romanticismo, malinconia e slanci generazionali. La sua scrittura è pulita, nitida, diretta, mentre il brano ha la forza di un diario aperto. Perfetto rappresentante della nuova wave cantautorale.
Seltsam – “Scusa mamma”
Una voce ruvida quella di Seltsam. Una storia di crescita raccontata senza filtri e un linguaggio che vibra di autenticità. “Scusa mamma” è tra le canzoni più narrative della semifinale: un ritratto intimo che alterna fragilità e ribellione.
Senza Cri – “Spiagge”
Tra le penne più poetiche della selezione, Senza Cri costruisce un brano che sa di vento salato, parole sospese e amori che restano incastrati tra le cose non dette. Un inedito emozionale, delicato, capace di arrivare dritto al centro.
Welo – “Emigrato”
Welo porta uno sguardo diverso: il viaggio, l’identità, la trasformazione. “Emigrato” unisce scrittura personale e temi universali, con una delivery sincera e una estetica urban che non rinuncia all’intensità narrativa.
Una semifinale che fotografa il nuovo pop italiano
Undici artisti, undici modi di interpretare la contemporaneità.
Quest’anno Sanremo Giovani non si limita a essere un trampolino: diventa il termometro di cosa significhi, oggi, fare musica emergente in Italia. Identità marcate, progetti credibili, scelte stilistiche che non cercano l’effetto, ma il senso.
Il 9 dicembre non si deciderà soltanto chi accederà alla finale, ma anche quali voci porteranno nel 2026 una nuova idea di “giovane musica italiana” sul palco più tradizionale — e simbolico — del Paese.

