Il sodalizio tra Marvel e Disney non potrebbe essere più proficuo, grazie all’inserimento di serie TV che stanno spalancando nuove possibilità sul modo di narrare. La serialità rappresenta il futuro e il contesto globale degli ultimi anni ha semplicemente accelerato un processo che sembrava già scritto.
WandaVision si incastra così in un momento ben preciso: quello dei rinnovi degli abbonamenti annuali e della nascita di una nuova fase per un brand già ampiamente consolidato. I fan della Marvel sono un target che si autoprofila e seleziona i propri contenuti perché profondamente affezionato a questo universo. Si tratta di quel lettore che Umberto Eco avrebbe definito “perfetto”, in grado di completare, grazie alle proprie nozioni, ciò che gli viene mostrato sullo schermo. Questo permette ai creatori di giocare con le conoscenze del pubblico per costruire una sovrastruttura narrativa capace di fare due cose fondamentali: emozionare e far parlare di sé, ovvero i principali obiettivi di qualsiasi azienda per la vendibilità del proprio prodotto.
WandaVision è il perfetto mix di una formula consolidata che Disney, al contrario di quanto sta provando a fare la concorrenza, sa sfruttare a pieno. Ma al di là delle dinamiche di marketing, cosa resta davvero di una serie? E cosa fa sì che possa durare nel tempo e generare una vera e propria filiazione?
Il ritorno alla pubblicazione settimanale e il “lettore perfetto”
Partendo dalla scelta di distribuire una sola puntata a settimana, ci si rende immediatamente conto del tentativo di fidelizzare lo spettatore. L’obiettivo era far sì che ogni singolo episodio potesse essere teorizzato e sviscerato in attesa del successivo. Se si è parlato di WandaVision per mesi è proprio grazie al ritorno a un’abitudine che sembrava ormai superata. A differenza dei modelli di fruizione istantanea abituali con altre piattaforme, qui la strategia è opposta.
Spalmando le puntate nel tempo si è innescato il meccanismo del lettore perfetto. Lo spettatore è spinto a colmare il “non detto” della trama attingendo a piene mani dai fumetti e dai film precedenti. Da una parte c’è chi ha acquistato i fumetti originali per approfondire la storia e parlarne con gli amici, dall’altra chi ha analizzato ogni singola recensione e teoria online pur di prevedere i risvolti della trama.
Il rovescio della medaglia: aspettative e finale di stagione
Tutto questo meccanismo, giunto alla fine, si è in parte rivoltato contro la produzione stessa. La continua stimolazione del pubblico ha alzato enormemente l’asticella delle aspettative, finendo per deludere i fan più accaniti di fronte a un finale di stagione che ha premuto troppo in fretta sull’acceleratore.
Si tratta di un esito comprensibile, considerando che la serie doveva fare da semplice preambolo a ciò che accadrà successivamente nel Marvel Cinematic Universe. Un finale aperto era ampiamente prevedibile per chiudere il percorso di evoluzione del personaggio di Wanda, ma è innegabile che sul piano narrativo si sarebbe potuto fare qualcosa in più.
Omaggio alla storia della TV ed elaborazione del lutto
Al di là dei limiti del finale, WandaVision resta un piccolo capolavoro. La cura per i dettagli è straordinaria e il racconto della storia della televisione s’intreccia in modo brillante con l’evoluzione della rappresentazione della famiglia nel tempo. La narrazione parte dai classici come Vita da Strega per arrivare al linguaggio di Modern Family, facendo coincidere ogni cambio di epoca e di stile con le diverse fasi di elaborazione del lutto della protagonista.
Linguaggio, costumi, risate fuori campo e persino le sigle vengono modulati puntata dopo puntata con grande maestria tecnica. WandaVision ha dato al suo pubblico ciò che voleva mantenendo un saldo controllo sulla storia: non ha ceduto alle logiche del facile fan service, ma ha saputo ingannare e stimolare la conoscenza dello spettatore dal primo all’ultimo episodio.

