Tutti i nati prima dell’avvento della digitalizzazione ricordano bene il “rumore bianco”: quel suono che i televisori producevano quando un canale non era sintonizzato, o quello che si sentiva cercando una frequenza radio. Una continua ricerca di qualcosa che non fosse il vuoto.
Noah Baumbach ha scelto proprio questo titolo per il film che ha aperto Venezia79. Un grande ritorno, dopo Storia di un matrimonio, che tinge di fosche tonalità la critica alla società americana: troppo impegnata a temere la morte per riuscire a vivere davvero.
La pellicola è da oggi disponibile su Netflix Italia.
(NO SPOILER)
Adattato dall’omonimo romanzo del 1985 di Don DeLillo, il film ci porta nel Midwest, dentro una famiglia borghese. Jack Gladney (Adam Driver) è docente universitario ed esperto di totalitarismi, in particolare di Hitler. Sua moglie Babette (Greta Gerwig), insegnante di ginnastica posturale, soffre di vuoti di memoria. Insieme a loro, i quattro figli. Una famiglia che si muove nella “culla della disinformazione di massa”: un’esistenza frenetica e vuota, fatta di attese e paure. Un rumore bianco che accompagna la costante ricerca di un evento, subito sostituito dal successivo.
Il lavoro di Baumbach è diviso in tre atti. Alterna momenti di pura frenesia e follia, dominati dalla paura di un imminente apocalisse, a istanti di intimità in cui emergono la caducità della vita e la fragilità umana. A rafforzare questo ritmo contribuiscono le musiche di Danny Elfman e il montaggio concitato di Matthew Hannam. Ne nasce un miscuglio di generi che gioca con continui parallelismi.
Il film affronta molte tematiche, tanto da poter essere diviso in tre diversi filoni. È come un’ellisse di tre storie fuse in un unico racconto, capace di toccare i temi più profondi dell’umanità e al tempo stesso raccontare la cultura americana dal dopoguerra a oggi. Registicamente, non ha paura di morire e rinascere in ogni atto.
La cultura pop trova qui la sua massima espressione, il consumismo la rappresentazione più diretta. La paura divora la narrazione come fa con i protagonisti. Un’America sull’orlo del collasso sociale cerca speranza dentro il nucleo familiare. Il rumore bianco è il costante timore dell’incertezza, che spinge a sopravvivere aggrappati alla vita.
I parallelismi della storia superano spazio e tempo, creando una ciclicità che rappresenta l’uomo oltre epoche e tecnologia. Una riflessione sulla vita e sulla morte, un limbo che spesso non riconosciamo, ma che ci spinge comunque a restare uniti.
Quando un film riesce a trattare la fragilità umana e le incertezze della vita con tanta intensità e dettaglio, non si può che consigliarne la visione.

