Chien 51

Cédric Jimenez arriva al Lido e chiude con un botto la 82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia. “Chien 51”, tratto dall’omonimo romanzo di Laurent Gaudé è un thriller distopico che mescola crime noir e fantascienza con la maestria di un regista ormai maturo nella rappresentazione delle forze dell’ordine. Con un cast di prim ordine: Gilles Lellouche, Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel, Valeria Bruni Tedeschi, Romain Duris, il film racconta i personaggi come parte integrante della città di Parigi divisa in 3 classi sociali. Ogni personaggio non è solo un personaggio del film ma una vera e proprio faccia della città.

Una Parigi Divisa, Un’Umanità Perduta

Siamo nel 2045. Parigi non è più la “città delle luci” che conosciamo, ma una metropoli segregata in tre zone distinte secondo le classi sociali, separate da posti di blocco invalicabili che ricordano tristemente certe pagine della storia europea. In questo scenario distopico, l’ordine pubblico è garantito da ALMA, un’intelligenza artificiale capace di ricostruire virtualmente le scene del crimine e calcolare le probabilità percentuali di colpevolezza di ogni sospetto.

Il regista pone fin da subito una domanda inquietante che risuona con particolare urgenza nell’era dell’AI: “Possiamo affidare la sicurezza degli abitanti di una città a uno strumento ultraintelligente privo di coscienza e umanità?” Una domanda che appare in molti film, come Blade Runner oppure anche il più Meinstream Avengers: Age Of Ultron.

Quando il Creatore Viene Ucciso

La trama si innesca quando il creatore di ALMA viene assassinato, evento che scuote le fondamenta di questo sistema apparentemente perfetto. Due personaggi agli antipodi si trovano costretti a collaborare: Salia (Adèle Exarchopoulos), un’agente d’élite della Zona 2, e Zem (Gilles Lellouche), un poliziotto disilluso che vive tra gli emarginati della Zona 3.

L’indagine che ne scaturisce non è solo la ricerca di un assassino, ma un viaggio nelle contraddizioni e nei segreti oscuri di un sistema che promette giustizia attraverso gli algoritmi e alle indagini sci-fi.

Il Completamento di una Trilogia

Jimenez dichiara che “Chien 51” completa una trilogia dedicata alle forze dell’ordine, iniziata con “BAC Nord” e proseguita conNovembre. Se nei precedenti lavori il regista aveva esplorato la polizia contemporanea, qui proietta la sua analisi nel futuro, mantenendo però radici saldamente piantate nell’attualità.

Secondo il regista, il film funziona come “un thriller crime contemporaneo, un film di genere tinto di tragedia, dove l’amore condannato si costruisce tanto sull’emozione quanto sul sacrificio”.

Tra Banlieue 13, District 9 e Blade Runner

Visivamente e tematicamente, “Chien 51” si inserisce in una tradizione cinematografica consolidata. Il primo riferimento, inevitabile per un film francese sulla segregazione urbana, è “Banlieue 13” di Pierre Morel: anche lì una Parigi del futuro prossimo (2010 nel film del 2004) veniva divisa da muri e controllata militarmente per contenere gli “indesiderabili” nelle periferie. Jimenez prende quella intuizione e la porta alle sue conseguenze estreme, sostituendo la sorveglianza umana con l’intelligenza artificiale.

Ma è soprattutto a “District 9” di Neill Blomkamp che il film deve la sua forza maggiore. Come nel capolavoro sudafricano, la segregazione non è solo un espediente narrativo ma una denuncia sociale feroce: i posti di blocco che dividono le tre zone parigine riecheggiano inevitabilmente i checkpoint dell’apartheid, mentre la sorveglianza tecnologica ricorda i droni militari che controllavano il campo profughi alieno.

Se “Banlieue 13” immaginava muri fisici per contenere la povertà, e “District 9” usava gli alieni come metafora razziale, “Chien 51” compie il passo successivo: la discriminazione diventa algoritmica, “scientifica”, apparentemente oggettiva. È l’evoluzione logica di una linea cinematografica che dal cinema d’azione francese arriva alla fantascienza sociale, passando per echi di “Blade Runner” nella rappresentazione visiva della stratificazione urbana.

La tecnologia, invece di liberare, diventa il perfetto strumento di oppressione: ALMA non è diversa dalle armi high-tech che in “District 9” mantenevano la separazione, ma è più insidiosa perché si presenta come neutrale, matematica, giusta.

L’intelligenza artificiale ALMA non è il solito computer onnisciente: è un personaggio a tutti gli effetti, con una sua personalità algida e inquietante che riflette i pregiudizi e le limitazioni dei suoi creatori umani.

Performance al Servizio del Messaggio

Gilles Lellouche conferma la sua versatilità interpretando un Zem sfaccettato, poliziotto che ha perso la fede nel sistema ma non nell’umanità. Adèle Exarchopoulos bilancia perfettamente efficienza professionale e conflitti interiori in una Salia che rappresenta l’élite che inizia a dubitare dei propri privilegi.

Il cast corale, che include Louis Garrel e Valeria Bruni Tedeschi, supporta una narrazione che non si limita mai al puro spettacolo, mantenendo sempre al centro la riflessione etica e sociale.

Un Thriller che Guarda al Domani

“Chien 51” riesce nell’intento di essere contemporaneamente cinema di genere e riflessione politica. Jimenez non cade nella trappola del tecnofobismo fine a se stesso, ma usa la fantascienza per interrogarsi sui rischi di una società che delega la giustizia agli algoritmi.

Il ritmo serrato del thriller poliziesco si intreccia perfettamente con i temi fantascientifici, creando un’opera che intrattiene senza mai smettere di provocare. La domanda di fondo resta aperta: in un mondo sempre più complesso, possiamo permetterci di rinunciare al giudizio umano in favore dell’efficienza artificiale?

“Chien 51” è un buon film di chiusura per una Mostra veneziana che ha saputo guardare tanto al presente quanto al futuro del cinema. Jimenez conferma la sua maturità autoriale, creando un thriller che funziona su più livelli: come intrattenimento di genere, come riflessione sociale e come ammonimento sul nostro rapporto con la tecnologia. Nonostante il film non brilli di originalità come tema, la narrazione e i personaggi ci fanno molto riflettere sulla nostra età contemporanea, dove si parla e si usa sempre di più l’IA.

Un thriller intelligente che sa usare la fantascienza per parlare del presente, reso ancora più efficace da un cast in stato di grazia e dalla regia matura di Jimenez.

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