La casa: Il rogo del Male

Il franchise di Evil Dead, noto in Italia con l’iconico titolo La casa, dimostra ancora una volta una straordinaria capacità di rigenerarsi senza perdere la propria anima primordiale. Con l’arrivo nelle sale di La casa: Il rogo del Male (titolo originale Evil Dead Burn), la saga accoglie una nuova e dirompente voce autoriale: quella del regista francese Sébastien Vaniček, già applaudito per il teso e claustrofobico horror Vermines. Prodotto dal leggendario creatore della saga Sam Raimi insieme allo storico collaboratore Rob Tapert, questo capitolo promette di scuotere il pubblico con un’inedita combinazione di violenza viscerale, dramma psicologico ed energia puramente cinematografica.

L’Origine del Progetto: I Nuovi “Teppisti” del Cinema Horror

La genesi di questo nuovo capitolo risiede proprio nel talento visivo dimostrato da Vaniček nel suo precedente lavoro. Il produttore Rob Tapert ricorda vividamente il momento in cui l’universo di Evil Dead ha incrociato la strada del regista: “Sam, Bruce [Campbell] e io abbiamo guardato Vermines e abbiamo pensato all’unisono: ‘Oh, questo è l’uomo giusto per il prossimo capitolo di Evil Dead’. Lì è riuscito a creare una tensione reale con risorse minime, che è esattamente il tipo di visione fresca di cui abbiamo bisogno per mantenere il franchise vivo e in crescita”.

Questa fiducia si traduce in una pellicola che rispetta rigorosamente il DNA stilistico imposto da Raimi nel 1981, lasciando però ampio spazio all’inventiva tecnica delle nuove generazioni. Tapert stesso ha ammesso la necessità di questo passaggio di testimone: “So che non siamo più quei giovani teppisti di una volta… e dobbiamo fidarci dei nuovi giovani teppisti affinché portino qualcosa di fresco al pubblico.”

Trauma Generazionale e il Peso dell’Eredità

Che la saga de La casa sia da sempre disturbante è un dato di fatto noto fin dai suoi primi capitoli. Tuttavia, se in passato l’orrore nasceva da una minaccia apparentemente esterna e casuale, qui il Male si annida sempre di più all’interno del nucleo familiare, arrivando a impersonificare i traumi più disparati e complessi. Il film mette in luce tutto il rimosso che si nasconde all’interno delle mura domestiche, facendone emergere il marcio più assoluto.

Lo sceneggiatore Florent Bernard spiega che la sfida principale è stata evitare la ripetizione delle formule passate: la trama si focalizza così su una donna sradicata dal proprio contesto e costretta a convivere con i parenti del partner (i parenti acquisiti), in seguito a una dolorosa perdita che ha colpito l’intera famiglia. Questo nucleo si intreccia strettamente con la mitologia classica della saga: la narrazione si collega infatti direttamente alla figura del professor Raymond Knowby (il proprietario originale del Necronomicon in Evil Dead II).

Il personaggio di Joseph vive un arco narrativo incentrato sul gravoso peso dell’eredità familiare. Questa dinamica funge da perfetto parallelismo con il compito degli stessi sceneggiatori, chiamati a maneggiare un franchise così titanico. “È una scatola di giocattoli gigantesca,” ha dichiarato Bernard, “e abbiamo scelto i giocattoli che ci divertivano di più e che avevano più senso per i nostri personaggi.” Di conseguenza, l’iconografia classica, il Libro dei Morti, i Deadites, il Necronomicon, cessa di essere un semplice pretesto per lo splatter e si trasforma nel simbolo visivo di un trauma generazionale e di legami familiari distorti. E per fugare ogni tipo di dubbio vi basterà guardare l’ultima scena per poter avere davanti ai vostri occhi, mangiata e digerita, la morale di questo film.

Il Pattern della Violenza Domestica come Contagio Endemico

In questo capitolo ci addentriamo in modo specifico all’interno del pattern della violenza domestica, esplorando quanto questa possa rivelarsi quasi a trasmissione genetica ed endemica. Il tessuto familiare si dispiega claustrofobicamente attorno alla figura di un padre-padrone che impone il suo volere opprimente, dapprima sulla moglie e, successivamente, lo inietta in modo quasi virale nella psiche dei figli.

Al di là dell’orrore manifesto, dei jump scare e dei fiumi di sangue, è facile individuare come l’entità demoniaca impersonifichi proprio questo preciso aspetto psicologico. Per quanto la caccia alla famiglia sia apparentemente mossa dalla ricerca di un magico pugnale, lo spettatore si rende ben presto conto di star guardando qualcosa di molto più profondo, intenso e doloroso di una semplice caccia al tesoro horror.

Gli indizi di questa oppressione sono disseminati lungo tutta la pellicola, seminati con cura proprio grazie alla presentazione della relazione passata della nostra Final Girl con il marito defunto. Un uomo irascibile e violento, anche se apertamente non manifestava altro che il controllo ossessivo sulla persona di lei. Dall’impedirle di voler festeggiare o fumare, fino ai toni che si inaspriscono non appena lei prova ad alzare la testa rispetto agli obblighi coniugali; dinamiche tossiche che sfoceranno in una prima, violenta lite e nel conseguente incidente d’auto che toglierà la vita all’uomo, lasciando però intatte le sue catene psicologiche.

“Non volevo fare l’Evil Dead più sanguinoso di sempre, ma sicuramente il più violento.” — Sébastien Vaniček

Una Regia Dinamica e la Nascita del “Joy-or”

L’approccio di Vaniček alla macchina da presa è cinematico, fisico e privo di timori reverenziali. Il regista introduce immediatamente questa nuova generazione di personaggi immergendo lo spettatore nelle loro relazioni intime prima che l’inferno si scateni: due fratelli, una moglie, una fidanzata, una festa di compleanno con tanto di torta. Una sequenza iniziale densa di dinamismo che prepara lo spettatore al ritmo implacabile degli eventi successivi, ma che serve anche a stabilire i confini e le crepe del nucleo familiare prima della possessione.

Dal punto di vista tecnico, il film vanta momenti di puro virtuosismo. Rob Tapert ha rivelato un aneddoto riguardante un piano sequenza d’azione e terrore (un “horror oner”) orchestrato da Vaniček durante le riprese. Dopo aver visto il video della prova sul proprio smartphone, Sam Raimi ha risposto entusiasta: “Mio Dio, è un genere completamente nuovo — ‘joy-or’ — gioia (joy) e orrore (horror) tutto in uno!” Questa sequenza incapsula perfettamente l’essenza dell’opera: un mix audace di rischio artistico, spettacolo visivo e brivido viscerale.

I fan della prima ora, però, avranno modo di individuare facilmente quegli elementi specifici e inconfondibili che hanno reso celebri gli horror di Sam Raimi. Tra dita mozzate e una violenza grafica mai edulcorata, la pellicola dissemina scelte registiche e visive che richiamano profondamente il suo modo di fare cinema. Diventa così un gioco colto e divertente cogliere citazioni e aspetti appartenenti sia ai precedenti capitoli de La casa, sia alle incursioni horror più recenti di Raimi, come Doctor Strange nel multiverso della follia o il thriller Send Help. Così come è possibile riconoscere in tutta la pellicola il suo umorismo e la sospensione della violenza tramite il grottesco e la satira.

Un Horror Emotivo e Disturbante

Interpretato con straordinaria intensità da un cast in stato di grazia, tra cui spiccano Hunter Doohan (apprezzato in Mercoledì) e Souheila Yacoub (fresca del successo di Dune – Parte due), La casa: Il rogo del Male centra pienamente l’obiettivo prefissato dai suoi autori.

Il film non si limita a replicare la formula del passato, ma la evolve in un horror-action fortemente emotivo, disturbante, a tratti ironico ed incredibilmente esilarante. Riesce a spaventare non solo per i mostri che strisciano nel buio, ma per la precisione chirurgica con cui fotografa i mostri reali del nostro quotidiano. Al cinema da domani: un appuntamento imperdibile sul grande schermo per tutti gli amanti del cinema di genere e della critica sociale applicata al genere orrorifico.

La casa: Il rogo del Male arriva al cinema mercoledì 8 luglio, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *