Stick

Stick, la nuova serie Apple TV+ in arrivo il 4 giugno, è una commedia sportiva malinconica e luminosa, creata da Jason Keller e interpretata (nonché prodotta) da Owen Wilson. Composta da dieci episodi, racconta la storia di Pryce Cahill (Owen Wilson), ex promessa del golf professionistico precipitata nell’anonimato dopo un crollo nervoso in diretta TV. Divorziato, senza un vero scopo, Pryce lavora in un negozio di articoli sportivi e passa le serate a truffare aspiranti golfisti nei bar dell’Indiana con l’amico Mitts (Marc Maron). Ma quando incontra Santi (Peter Dager), un adolescente con un talento straordinario e una storia familiare complessa, qualcosa si riaccende in lui. Inizia così un viaggio attraverso l’America e dentro sé stessi, in cui golf, famiglia e redenzione si intrecciano con delicatezza.

Un racconto sportivo (ma non solo)

Sulla carta, Stick è la classica storia sportiva di caduta e rinascita: un mentore disilluso, un giovane prodigio, un viaggio on the road verso la conquista di un sogno. Ma la serie di Keller è molto più interessata alle dinamiche emotive che al campo da gioco. Il golf è lo sfondo, ma al centro ci sono i legami: quello tra Pryce e Santi, tra Pryce e il suo passato, tra tutti i membri di un’improbabile famiglia che si forma lungo la strada.

Owen Wilson veste alla perfezione i panni del protagonista. Il suo Pryce è un uomo spezzato che si nasconde dietro l’ironia, ma progressivamente rivela strati di vulnerabilità e affetto sincero. Peter Dager, nel ruolo di Santi, sorprende per la maturità con cui alterna rabbia, talento e fragilità adolescenziale. Insieme trovano una chimica che regge il cuore emotivo della serie.

Una famiglia trovata

Accanto ai due protagonisti, Stick costruisce un gruppo di personaggi secondari che arricchiscono e completano la narrazione. Mariana Treviño è toccante nel ruolo di Elena, madre single che ha visto svanire i propri sogni e cerca ora di proteggere quelli del figlio. Lilli Kay, nei panni di Zero, una giovane persona non binaria che entra in squadra quasi per caso, porta una ventata di freschezza e profondità. E Marc Maron, nei panni del burbero Mitts, riesce ancora una volta a trasformare un ruolo apparentemente marginale in una fonte costante di umanità e ironia. La dinamica tra Mitts e Zero, in particolare, risulta tra le più riuscite e originali della serie.

Il dolore raccontato sottovoce

Ciò che distingue Stick da molte altre serie sportive è la sua scelta di non insistere sul dramma a ogni costo. Le tensioni ci sono, certo, ma non esplodono mai davvero: si risolvono spesso con uno sguardo, una battuta fuori posto, una cena improvvisata. Questa scelta stilistica può far sembrare la narrazione meno incisiva o “non mordente”, ma è anche ciò che rende lo show più umano, più vicino a certe sfumature della vita reale. È una commedia che parla di perdite devastanti e traumi familiari, ma senza strilli o lacrime facili.

Anche i momenti più bui – come la storia del figlio perduto di Pryce o l’abbandono del padre di Santi – vengono trattati con una leggerezza che non è superficialità, ma rispetto per la complessità emotiva dei suoi personaggi. Wilson, in particolare, riesce a esprimere il dolore con gesti minimi, piccoli silenzi, dettagli che fanno la differenza.

I piccoli inciampi di una serie che sa farsi voler bene

La serie, però, non è perfetta. In alcuni momenti, la scrittura fatica a trovare veri conflitti: le tensioni si risolvono troppo in fretta, e la volontà di mantenere un tono accomodante rischia talvolta di rendere i personaggi un po’ troppo indulgenti l’uno con l’altro. Il passato tragico di Pryce – legato alla perdita del figlio – è trattato con delicatezza, ma anche con una certa reticenza emotiva, che rende difficile per lo spettatore immergersi completamente nel suo dolore. Alcune sottotrame, come quella dei due padri tossici nella vita di Santi, sembrano ridondanti e meno efficaci nel disegnare il percorso del ragazzo.

Nonostante ciò, Stick conquista. Perché, al netto di qualche eccesso di buonismo e di un’estetica forse troppo “levigata”, è una serie che crede nei suoi personaggi e ci invita a fare altrettanto. Non cerca l’effetto sorpresa a tutti i costi, ma lavora per accumulo, costruendo un mondo che, episodio dopo episodio, diventa sempre più familiare. E, anche quando si muove tra cliché – la road comedy, il torneo finale, la rivalità sul campo – sa farlo con una grazia rara e una sincerità che lascia il segno.

Chi cerca una serie esplosiva o dissacrante, resterà forse deluso. Ma chi ha voglia di una storia ben scritta, ben recitata e con il cuore al posto giusto, troverà in Stick un viaggio da cui non sarà semplice separarsi.

Stick è in arrivo su AppleTV+ il 4 giugno, con episodi settimanali fino al 23 luglio.

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