Superman

Con Superman, primo capitolo dell’universo DC reinventato da James Gunn, i DC Studios lanciano un messaggio chiaro: i supereroi possono ancora essere divertenti, epici e profondamente umani. Il film, scritto e diretto dallo stesso Gunn, evita qualsiasi origin story per catapultarci subito nella quotidianità di un Superman già attivo, in un mondo abitato da metaumani e supercani, tra catastrofi globali e riflessioni intime.

Un Superman già in volo

Il film si apre con Clark già affermato come giornalista al Daily Planet, pronto a firmare il suo primo articolo in prima pagina, e con Superman reduce da una battaglia perduta contro un metaumano chiamato Hammer of Boravia. Niente origini, nessuna capsula in fiamme o fattoria nel Kansas: Gunn dà per assodato che il pubblico conosca la storia di Krypton e punta su ciò che viene dopo, costruendo una narrazione che si nutre di presente e proiezioni future.

Gunn introduce subito anche Krypto (il super-cane con raggi laser dagli occhi), robot aiutanti, metaumani e creature colossali, scegliendo un tono a metà tra il fantastico e il satirico. Ma sotto la superficie colorata e pop, il film scava nei dilemmi di un eroe che crede profondamente nella bontà dell’umanità, pur dovendo affrontare l’ostilità di un mondo sempre più diffidente. Superman non è più soltanto il simbolo della speranza: è anche una figura controversa, politicizzata, presa di mira da campagne mediatiche e fake news.

Clark, Lois, Lex: l’equilibrio imperfetto

David Corenswet raccoglie il testimone con grazia e potenza, trovando un equilibrio perfetto tra il Clark impacciato e il Superman carismatico: è gentile, ma non ingenuo, solido, ma senza risultare monolitico. Ha lo sguardo giusto per farci credere che tutto ciò che fa nasca da un’idea profonda di responsabilità. Al suo fianco, Rachel Brosnahan è una Lois Lane moderna, tagliente e appassionata, perfettamente a suo agio nei duelli verbali come nei momenti più teneri. La chimica tra i due è palpabile, ma stranamente il film dedica loro poco tempo condiviso. Il rapporto è più raccontato che mostrato, e alcune delle dinamiche chiave – come la loro complicità romantica – restano appena abbozzate, affidate all’intensità degli interpreti più che a veri momenti di sviluppo narrativo.

Nicholas Hoult, invece, sorprende in positivo: il suo Lex Luthor è subdolo e freddo, un capitalista del terrore alimentato da invidia, razzismo e complessi di inferiorità. La sua interpretazione non ha la teatralità di Gene Hackman o Kevin Spacey, ma costruisce un villain dei nostri tempi: manipolatore mediatico, architetto di disinformazione, eppure credibile.

Un universo affollato (forse troppo)

Il nuovo universo DC prende forma con una generosità quasi eccessiva. Gunn introduce una costellazione di metaumani, tra cui brillano Edi Gathegi come Mr. Terrific, Isabela Merced nei panni di Hawkgirl, Nathan Fillion come un insopportabile Guy Gardner, e Anthony Carrigan come Metamorpho. Ognuno di loro riceve un’introduzione rapida ma efficace, a metà tra l’omaggio ai fumetti e l’apertura a futuri spin-off.

Tuttavia, questa espansione ha un prezzo. Come già notato, la sceneggiatura sacrifica tempo prezioso per il trio centrale Superman-Lois-Lex, che raramente condividono la scena. L’impressione è che Gunn, pur riuscendo ad ancorare il racconto a Superman, senta l’urgenza di fondare un intero universo in due ore. Il risultato è una serie di vignette scollegate che girano intorno al nucleo narrativo senza rafforzarlo davvero. Gli archi emotivi vengono spesso più raccontati che vissuti, e anche le scene più intense sembrano talvolta affrettate.

Un tono da ritrovare

La regia di Gunn gioca con lo spirito del fumetto, alternando gigantismo da blockbuster a momenti intimi. Il tono è volutamente cartoon, tra colori saturi e design volutamente pop, in linea con una visione che rifugge il realismo plumbeo di certo cinema supereroistico recente. Non tutte le sequenze d’azione funzionano allo stesso modo – alcune sono caotiche o troppo digitali – ma la resa complessiva è coerente con l’estetica voluta.

La colonna sonora, curata da John Murphy e David Fleming, mescola motivi originali a evocazioni del celebre tema di John Williams. Se da un lato la scelta rischia di sembrare nostalgica, dall’altro dà al film una solennità emotiva che funziona, soprattutto nei momenti più riflessivi. È un approccio deliberato: Gunn vuole restituire a Superman la capacità di ispirare senza pesantezza, anche se a volte l’equilibrio sfugge.

Superman torna a credere nell’umanità

Superman di James Gunn non è un film perfetto. È sovraccarico, disordinato in certi passaggi, e a volte più ambizioso di quanto riesca a gestire. Ma è anche sincero, vitale e profondamente rispettoso del personaggio. David Corenswet offre una prova carismatica e intensa, mentre Gunn firma un primo capitolo che guarda al futuro ma tiene saldo il cuore dell’eroe. Un film che non vuole stupire con la gravità, ma commuovere con la grazia. E forse, dopo anni di oscurità, è proprio ciò di cui Superman aveva bisogno per tornare a volare.

Superman arriva in sala da oggi 9 luglio distribuito da Warner Bros. Pictures.

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