Prodotto da 20th Century Studios, e distribuito da Disney, The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è un film tratto dall’omonimo romanzo del 2012 di Peter Heller, ed è diretto dall’instancabile Ridley Scott.
Questa storia è ambientata in un ipotetico futuro non troppo lontano: il 2035. Il mondo è stato devastato da una terribile pandemia influenzale. Le grandi città di un tempo, come quelle del Colorado, sono praticamente deserte, abitate da animali selvaggi ormai completamente liberi, ma l’umanità è comunque un minimo sopravvissuta. Hig (Jacob Elordi) vive in un vecchio aeroporto, con il suo amato cane Jasper, e Bangley (Josh Brolin), un suo amico molto più anziano, e molto più combattivo di lui.
Hig si occupa soprattutto dei rifornimenti, grazie al suo aereo, un Cessna 182 del 1956, con il quale un giorno riesce a captare una strana comunicazione radio. Ci sono altre comunità in luoghi lontani da lui, dove farebbe fatica ad arrivare per motivi di carburante? Per lungo tempo questo viaggio rimane solo nella sua testa, almeno fino al momento in cui un nuovo evento molto drammatico non lo convince a tentare appunto l’impossibile.
Similitudini con il passato
Una sinossi capace di farti pensare subito a due cose. Una reale, e l’altra immaginaria. La pandemia di Covid-19, e Io sono leggenda. Ma come accennato all’inizio, nel 2012 il Coronavirus non era neanche ipotizzabile, e in ogni caso, già da prima il cinema e la letteratura avevano raccontato storie di grandi epidemie capace di sterminare, o quasi, gli esseri umani. Come appunto Io sono leggenda.
In questo caso, le affinità, soprattutto con il film di Francis Lawrence, sono molto più forti.
Anche il personaggio interpretato da Will Smith aveva perso la sua famiglia per colpa della malattia, e se si avventura in città non è solo per procurarsi dei rifornimenti, o studiare la situazione mondiale, ma anche per ritornare sui luoghi dei suoi affetti. Sua moglie e sua figlia, infatti, sono spesso presenti nei suoi momenti onirici.
Hig fa lo stesso, oltre a sognare sua moglie Melissa (Sai Bennett) molte più volte rispetto a Robert Neville.
E in entrambi i casi abbiamo un cane al fianco del protagonista.
Questi sono i principali elementi in comune, anche se fortunatamente The Dog Stars – Le stelle dopo la fine ha anche qualcosa di diverso. Come i pericoli da affrontare.
Mai fidarsi degli sconosciuti. Oppure no?
Diversa è innanzitutto la malattia. Questa influenza non ha cambiato davvero le persone. Niente vampiri, o altre creature orrorifiche immaginarie. Sono “semplicemente” morti in tantissimi, e i pochi che sono sopravvissuti vivono ormai secondo le proprie regole, senza più uno stato di diritto.
Un mondo in preda al caos, come dimostrano gli eventi di questo film. Si alternano situazioni di grande pericolo, ad altre di enorme umanità.
Oltre a una comunità di mennoniti, la quale viene spesso aiutata da Hig, in mezzo al bosco ci sono altre persone ospitali. Come la giovane Cima (Margaret Qualley) e suo padre “Pops” (Guy Pearce). Molto importante soprattutto quest’ultimo, perché è almeno un po’ diverso da Bangley. Altrimenti il film poteva concludersi con largo anticipo…
Il personaggio di Josh Brolin sembra essere una forte critica dello statunitense estremista. Fedele sostenitore del secondo emendamento, senza mai preoccuparsi dell’eccesso di legittima difesa.
Ma appunto, sembra, perché a un certo punto gli eventi sembrano dargli decisamente ragione. Buco di sceneggiatura, o semplicemente una scelta dettata dall’ambientazione? Dopotutto, siamo in un mondo dominato dal caos.
E fidarsi degli sconosciuti può essere anche molto disturbante, tanto da ricordarci The menù, o Opus – Venera la tua stella.
Ci sono comunque delle scelte troppo forzate, e irrealistiche, come le varie fughe in aeroplano, in cui non vengono rispettate distanze e dettagli come quello sul carburante.
La mancanza di un nemico veramente delineato fa di Dog Stars – Le stelle dopo la fine un film decisamente meno coinvolgente rispetto a Io sono leggenda, oltre al fatto che il ritmo è molto lento e pesante. Di positivo, oltre al dramma del protagonista, e il tentativo di Cima di attenuarlo, ci sono i bellissimi paesaggi (molti dei quali girati in Italia) e la versione italiana.
Un doppiaggio diretto da Marco Mete presso la Iyuno Italy, e con le voci di:
Manuel Meli: Hig
Giulia Franceschetti: Cima
Fabrizio Pucci: Bangley
Francesco Prando: Jack “Pops”
Simone Mori: Aaron
Franca D’Amato: Darlene

